Introduzione: il mito del declino televisivo
Negli ultimi anni, si è diffusa l’idea che nessuno guardi più la televisione, soppiantata dai servizi di streaming e dai nuovi media digitali. Ma quanto c’è di vero in questa affermazione? I dati aggiornati sul consumo televisivo in Italia raccontano una realtà più complessa e sfaccettata, dove la TV tradizionale resiste, si evolve e convive con le nuove piattaforme.
I numeri del consumo televisivo in Italia
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la televisione in Italia non solo non è scomparsa, ma continua a crescere: nel 2024, il consumo medio giornaliero è stato di 3 ore e 24 minuti, con un incremento di 2 minuti rispetto all’anno precedente[1]. Questo dato colloca l’Italia come un caso unico a livello internazionale, dove in molti Paesi il consumo televisivo è invece in calo.
Secondo Comscore, la TV raggiunge quotidianamente circa 35 milioni di spettatori, cifra paragonabile a quella dell’online, ma con una differenza sostanziale nel tempo di fruizione: la TV tradizionale occupa in media 4 ore e 19 minuti al giorno per utente, più del doppio rispetto alle 2 ore e 3 minuti dedicate all’online[2].
L’evoluzione digitale della TV
La vera rivoluzione sta nella digitalizzazione dell’esperienza televisiva. Oggi, la TV non si guarda solo sul classico schermo di casa, ma su qualsiasi dispositivo: smartphone, tablet, computer e, soprattutto, smart TV. Queste ultime sono ormai presenti nel 63% delle case italiane e rappresentano il motore della crescita dei consumi digitali[2][3].
A inizio 2025, si contano 20,7 milioni di TV connesse, con un incremento di 2,4 milioni rispetto all’anno precedente. La reach mensile delle TV connesse è di 34 milioni di individui, e il tempo di visione dedicato ai contenuti on demand è cresciuto del 41% tra il 2023 e il 2024[3].
Il ruolo dello streaming e delle piattaforme digitali
Accanto alla TV tradizionale, i servizi di streaming hanno conquistato una fetta sempre più ampia del pubblico. A dicembre 2024, gli utenti paganti dei servizi VOD (Video On Demand) in Italia sono 15,5 milioni, con una crescita di 453.000 unità rispetto all’anno precedente[4]. Netflix resta leader, ma Prime Video sta accelerando la sua ascesa, mentre le offerte gratuite di VOD registrano una popolarità esplosiva[4].
Tuttavia, la crescita dello streaming non si traduce in un abbandono della TV tradizionale, ma piuttosto in una integrazione dei consumi: molti spettatori alternano programmi in diretta, contenuti on demand e servizi di streaming, spesso utilizzando la stessa smart TV come hub centrale[3].
La pubblicità e il mercato degli investimenti
Anche dal punto di vista economico, la televisione mantiene un ruolo di primo piano. Il mercato pubblicitario TV vale 11,2 miliardi di euro, con la TV che vince con il 35% della torta pubblicitaria. Il 56% degli investimenti proviene dai video (+11% rispetto all’anno scorso), seguiti da immagini statiche (40%, +7%) e audio (4%, +10%)[1].
Questa vitalità del settore pubblicitario conferma che, nonostante la concorrenza dei nuovi media, la televisione resta un canale privilegiato per raggiungere un pubblico ampio e variegato.
Le sfide per il futuro
La sfida principale per broadcaster e piattaforme è mantenere alta la qualità dei contenuti e innovare continuamente per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più esigente e frammentato[4]. La crescente integrazione tra TV tradizionale, servizi on demand e streaming richiede sistemi di misurazione più sofisticati, in grado di tracciare i consumi cross-piattaforma e offrire dati affidabili a operatori e inserzionisti[3].
Inoltre, il fenomeno del traffico non riconosciuto sulle smart TV – che oscilla tra il 29% e il 32% del totale – evidenzia la complessità del nuovo ecosistema mediale, dove una parte significativa dei consumi avviene al di fuori dei canali tradizionalmente misurati[3].
Conclusioni: la TV non è morta, si è evoluta
L’affermazione “nessuno guarda più la TV” è, dunque, un mito da sfatare. In Italia, la televisione non solo resiste, ma si rinnova, integrando digitale, streaming e contenuti tradizionali in un’unica esperienza sempre più personalizzata e interattiva. Il futuro della TV passa attraverso la capacità di innovare, offrire contenuti di qualità e saper misurare e comprendere i nuovi comportamenti di consumo.
“La crescente penetrazione delle TV connesse promuove ulteriormente l’integrazione dei mezzi e gli utilizzi cross-piattaforma e in tale ambito i sistemi di misurazione svolgono un ruolo sempre più rilevante nella comprensione dei fenomeni di consumo e delle dinamiche competitive”[3].
Punti chiave
- Il consumo medio di TV in Italia è di 3 ore e 24 minuti al giorno, in crescita rispetto all’anno precedente[1].
- Le smart TV sono presenti nel 63% delle case italiane e trainano la crescita dei consumi digitali[2][3].
- I servizi di streaming crescono, ma non sostituiscono la TV tradizionale: i consumi si integrano[4].
- Il mercato pubblicitario TV resta solido, con investimenti in crescita soprattutto nei formati video[1].
- La sfida futura è innovare nei contenuti e nei sistemi di misurazione per un pubblico sempre più crossmediale[3][4].
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