Il sospetto responsabile dell’attentato alla sinagoga di Manchester, Jihad Al-Shamie, un cittadino britannico di origine siriana, era in libertà vigilata dopo essere stato arrestato per un’accusa di stupro. Le forze dell’ordine hanno inoltre riferito che l’uomo potrebbe essere stato motivato da un’ideologia islamista estremista.
Dettagli sull’attentato e il sospetto
Jihad Al-Shamie, 35 anni, è stato identificato come autore dell’attacco contro una sinagoga a Manchester. Non risultava noto ai servizi di sicurezza per precedenti legati al terrorismo, ma la polizia ha confermato che aveva un passato criminale che includeva un arresto per stupro, per il quale si trovava in libertà su cauzione al momento dell’attacco.
La polizia ha inoltre arrestato sei persone sospettate di reati legati al terrorismo nell’ambito delle indagini sull’attacco, tra cui un uomo e due donne di età compresa tra i 18 anni e la metà dei 40.
Influenza dell’ideologia estremista
Le autorità antiterrorismo hanno dichiarato che Al-Shamie potrebbe essere stato influenzato da un’ideologia islamista estremista. Sebbene non fosse sotto sorveglianza per motivi legati al terrorismo, l’indagine punta a comprendere come questa ideologia possa aver motivato l’attacco violento contro la comunità ebraica locale.
Questo aspetto evidenzia la complessità del fenomeno terroristico, che può coinvolgere soggetti con precedenti penali non direttamente collegati al terrorismo ma radicalizzati successivamente.
Indagini e reazioni ufficiali
La Independent Office for Police Conduct (IOPC) ha annunciato un’indagine sulla gestione del caso da parte della polizia, in particolare sulla possibile influenza delle forze dell’ordine nella morte di Adrien Dolby, un altro soggetto coinvolto nel contesto dell’inchiesta.
Le autorità continuano a monitorare la situazione e a collaborare con la comunità locale per garantire sicurezza e prevenzione di ulteriori atti di violenza.
L’attentato alla sinagoga di Manchester ha messo in luce la necessità di una vigilanza costante e di un coordinamento efficace tra le forze di polizia per prevenire atti terroristici, soprattutto quando sono coinvolti soggetti con precedenti penali e possibili forme di radicalizzazione.
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